La testimonianza di Akira

10/02/2017

 Il mio nome è Akira Kirishima, da diversi anni ho scelto di voler servire la Chiesa come sacerdote e perciò mi ritrovo a Roma per finire i miei studi di Teologia presso la Pontificia Università della Santa Croce. Provengo dalla diocesi di Kagoshima, punto d’approdo dei primi cristiani giunti in Giappone.

E’ proprio qui dove ho vissuto i miei anni dall’infanzia all’adolescenza, circondato dai miei due fratelli più piccoli e dai miei genitori. Sono nato da padre polacco e da madre giapponese che non per caso si sono conosciuti per la prima volta a Messa, in una delle poche chiesette che popolano questa cittadina meridionale del Giappone. Allora, mio padre, studente di Filosofia della Religione, partì per le terre nipponiche con il proposito di approfondire i suoi studi sulle religioni buddhiste e shintoiste, molto presenti nel paese.

Il loro esempio dentro casa e fuori mi ha accompagnato durante tutta la vita, prima da studente di Filosofia e ora da seminarista. Il loro sacrificio quotidiano assieme a una profonda fede sono stati decisivi per la mia vocazione. Nei miei ricordi di gioventù ho ancora presente la figura di mio padre assorto in preghiera dinanzi un’immagine della “Madonna Nera” di Czestochowa che da ragazzo si portò in valigia. E’ a lui che devo la capacità di affidarmi nelle situazioni più complicate abbandonandomi nelle braccia della Madre di Dio.

Poi ho avuto la grazia di poter frequentare una vivacissima parrocchia tenuta in piedi da un simpatico catechista e da un devoto parroco, che è stato per me un maestro di preghiera che non perse occasione per approfondire quest’ultima.

Gli ultimi anni di liceo mi aiutarono a capire su quali libri avrei dovuto studiare: fu così che scelsi Filosofia con indirizzo Occidentale all’Università Statale di Kyoto che sarebbe stata la mia casa per ben sei anni. Grazie a questa nuova esperienza sono riuscito a colmare un vuoto interiore che nel frattempo si era fatto largo in me.

     La risposta si fece sentire poco dopo. Venni a sapere che accanto al mio appartamento sorgeva un centro universitario tenuto dall’Opus Dei. Di questa realtà ne avevo soltanto sentito parlare e incuriosito gli feci visita. Ho avuto la grazia di essere accolto da delle persone eccezionali che assieme ad alcuni sacerdoti riuscirono a far ingrandire il mio cuore, mi insegnarono ad assumermi le responsabilità di un cristiano immerso nel mondo cercando di vivere nel quotidiano la santità. Su quest’ultimo punto dovetti riflettere molto, fino ad allora la santità mi appariva come un’utopia irraggiungibile. Eppure in quel centro ogni ragazzo era intenzionato a viverla con decisione. Davanti al Santissimo lessi queste parole di San Josemaria e tutto si fece più chiaro: “Domine, ut Videam (Lc 18,41), Signore, che io veda! Fa che la mia intelligenza si riempia di luce per consentire alla tua parola di penetrare la mia mente: fa che la tua vita metta radici nella mia anima, per trasformarmi in vista della Gloria eterna (Amici di Dio, n. 127)".

     Da quel momento ho sentito che il Signore mi aveva chiamato per portare la gioia della Rivelazione a tutto il Giappone. Riconosco che fare apostolato nella mia terra significa affrontare una realtà secolarizzata e indifferente ma ciò che mi riempie di forza sono gli esempi di vita cristiana: sono nato a Kagoshima, dove nel 1548 giunse San Francesco Saverio, a poca distanza si trova Nagasaki teatro del martirio di San Paolo Miki e compagni, per non parlare dei “cristiani nascosti”.

     Un giorno parlando con il mio vescovo dissi che mi sarebbe piaciuto andare a vedere Roma, lui mi ascoltò e, dopo aver lasciato passare un po’ di tempo, mi diede la lieta notizia che la mia prossima residenza sarebbe stata il Sedes Sapientae, e la mia università la Santa Croce. I miei genitori ne furono entusiasti e io con loro. Avevo sempre riposto tutta la mia fiducia nella Provvidenza di Dio, ma non credevo arrivasse a questo punto. Per fortuna avevo studiato qualche libro di grammatica italiana!

     L’Università, conta con la presenza di diverse culture che ne rappresentano una vera ricchezza. Mi ha colpito come il cristianesimo in ognuna di esse abbia impresso una sua identità, cosa che in Giappone è da ricostruire. Questo spirito di famiglia è un chiaro esempio da riproporre negli ambienti giapponesi, ho visto che tra studenti e professori ci si aiuta e ci si confronta su un’immensa vastità di tematiche. Le lezioni stimolano la ricerca di una ragione illuminata dalla fede e la cappella universitaria ci aiuta ad innalzare lo spirito.

Per concludere questa testimonianza i miei pensieri vanno a Papa Francesco: i suoi discorsi arrivano dritti al mio cuore, le sue parole hanno una tale forza da essere diventato un modello di pastore.

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