Speranza in Haiti

16/11/2016

Riportiamo a continuazione la testimonianza di Enel Fils, uno dei nuovi alunni del nostro seminario quest’anno. E’ stata pubblicata nella pagina web dell’Università della Santa Croce. E’ anche possibile leggerla in spagnolo qui. E in inglese qui.

 

     Mi chiamo Enel Fils e sono un seminarista haitiano. Provengo da una famiglia numerosa e molto credente, composta da ben otto fratelli. Fin da piccolo i miei genitori ci portavano in parrocchia per partecipare alle attività quotidiane e alla Messa. Fu qui dove tutto ebbe inizio. Ricordo in particolare un sacerdote che delle volte celebrava messa in una cappellina antistante. Era lo stesso che, finito di celebrare, andava a trovare mia nonna, molto ammalata, per portarle la Comunione.

     Questo suo gesto si ripeteva ogniqualvolta visitava la nostra parrocchia e mi rimase profondamente impresso nel cuore, a tal punto che un giorno chiesi a mia madre in creolo, lingua diffusa ad Haiti: “Mamma, cosa devo fare per diventare sacerdote?”. Lei rispose: “Figlio mio, devi pregare molto”.

     Dopo gli studi primari i miei genitori decisero di mandarmi a Port-au-Prince, capitale di Haiti, poiché nella nostra località non esisteva una scuola secondaria. Conclusi gli studi classici capii che volevo diventare sacerdote. Dovetti aspettare due anni prima di partecipare alla prova d’ammissione, da tempo infatti la mia diocesi non aveva un vescovo. Le richieste di ammissione alla prova furono numerose, tuttavia dopo molti test di valutazione che tenevano conto degli aspetti umani, comunitari, psicologici e spirituali, entrai nell’anno propedeutico. Intrapresi gli studi di Filosofia finché non ricevetti la chiamata del vescovo. Mi convocò e mi disse che voleva persone che avessero una formazione universale, che il paese ne aveva estremamente bisogno, e Roma era il luogo per eccellenza in cui riceverla.

     Poco tempo dopo quell’incontro il vescovo mi informò che la mia nuova casa sarebbe stata il Sedes Sapientae, collegio ecclesiastico internazionale nel cuore di Roma a Trastevere, perché riteneva sarebbe stato il posto migliore per crescere spiritualmente, intellettualmente e comunitariamente.

     Immaginatevi l’emozione! Questa opportunità mi avrebbe consentito un giorno di tornare ad Haiti per aiutare le persone. Difatti, dal 2010 il paese sta attraversando una situazione difficile e caotica. La popolazione vive nella miseria più estrema, e gran parte delle risorse sono andate perdute dopo il sisma. Purtroppo la ferita non si è rimarginata: l’ultimo a colpire è stato l’uragano Matthew che ha creato ulteriori disagi a tutto il sud-ovest del paese, lasciando gran parte della popolazione priva dei beni primari. Ma malgrado tutto il popolo haitiano è coraggioso e forte.

     Credo fermamente che l’aiuto di Dio e la formazione che sto ricevendo possano aiutare il mio paese a riacquistare speranza, a non arrendersi di fronte a tanta miseria. Molte persone vengono aiutate in questo momento dalla Chiesa Cattolica e soprattutto dalla Caritas diocesana, perché credono in loro. È la Chiesa che ha preso in carico questa situazione perché crede ancora nella vita. Prego affinché molti altri seminaristi possano beneficiare di tale opportunità per poter costruire un futuro migliore per Haiti e per il mondo intero.

Grazie, grazie mille!

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