Un luminoso esempio di santità


Il giorno 11 settembre abbiamo avuto un interessante incontro informale, dopo aver condiviso il pranzo e aver fatto tutti insieme una breve visita al Santissimo – consuetudine giornaliera al Sedes Sapientiae –, con un ospite di eccezione:

P. Brian Kolodiejchuk, MC, attuale superiore generale dei Missionari della Carità e che è stato postulatore della causa di canonizzazione di santa Teresa di Calcutta.

P. Brian, d'altronde, è stato il curatore del libro Sii la mia luce, dove si è rivelata la «notte dell’anima» che Madre Teresa visse fino alla fine dei suoi giorni. Durante l’incontro ha posto l’accento particolarmente su quest’aspetto della santità di Madre Teresa, spiegando come fosse un’oscurità apostolica, missionaria, nel senso che lei ha capito più profondamente che la povertà più grande dell’uomo non è quella materiale, ma il sentirsi non amati, abbandonati, soli, ciò che lei stessa sperimentava nel rapporto con Cristo: un aridità che, paradossalmente, l’ha unita maggiormente a Gesù e ai poveri. A Gesù perché ha condiviso con lui l’esperienza della solitudine nell'orto del Getsemani e dell’abbandono da parte del Padre sulla croce, quando Cristo dice: «Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?». E con i poveri perché è diventata come loro non solo nello stile povero di vita, ma nel condividere il loro senso di abbandono, di solitudine, di assenza dell’amore.


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